Un'esperienza di volontariato

Ottobre 2006/Aprile 2007 - Yeoville - Sud Africa

La nostra decisone di partire a fare volontariato era stata spinta dal desiderio di conoscere l’Africa in modo profondo, condividendo con gli africani la loro realtà quotidiana, che spesso ci ha messo alla prova, andando oltre l’Africa dei turisti e dei paesaggi da cartolina.
Nella fase iniziale ci siamo dovute abituare ad un ambiente e ad uno stile di vita completamente diverso da quello che avevamo prima. E’ passato del tempo prima che ci sentissimo sicure ad avventurarci per le vie di Yeoville sempre affollate di gente al mercato, di bancarelle e di venditori ai bordi delle strade.Yeoville è uno dei quartieri a prevalenza nera più pericolosi e degradati di Johannesburg e la presenza di due ragazze bianche non passa certo inosservata.
In questa prima fase eravamo molto dipendenti da Anka, Jackie e dalle donne della casa che ci hanno accolto con calore e ci sono state molto vicine. Ammiriamo la scelta di vita di persone come loro che, pur in mezzo a tante difficoltà e frustrazioni, scelgono ogni giorno di continuare a lavorare per la comunità. Anka e Jackie sono state per noi un bell’esempio di impegno, costanza e comprensione umana e le ringraziamo per quello che ci hanno insegnato .
Anche i bambini ci hanno accolto fin da subito con grande entusiasmo, coinvolgendoci nelle loro attività; si è trattato di un vero e proprio scambio culturale: noi abbiamo insegnato loro i giochi della nostra infanzia e,a nostra volta,abbiamo appreso i giochi africani. Parte della giornata veniva dedicata ai compiti e abbiamo presto notato che anche in Africa la matematica resta la materia più odiata. Mentre all’inizio ci limitavamo ad assistere i ragazzi con i compiti assegnati a scuola, a poco a poco, ci siamo rese conto della necessità di insistere con attività elementari come la lettura e le tabelline. Nonostante molti bambini avessero un buon potenziale, spesso ottenevano risultati mediocri a causa della mancanza di attenzione da parte di un adulto. Ricevere un aiuto per i compiti, sentirsi ripetere che l’istruzione è importante, essere elogiati per i bei voti…tutto questo è servito ad accrescere in loro l’autostima e la fiducia nelle proprie capacità.
Oltre alla vita all’interno della casa-famiglia, il nostro semestre in Sudafrica ci ha portato a confrontarci con altre realtà come quella di Mmakaunyane che ha avuto un forte impatto su di noi.Mmakaunyane è un piccolo villaggio rurale a due ore da Johannesburg dove abbiamo toccato con mano la povertà di chi si affida al proprio orto per mangiare.
Abbiamo avviato anche un corso di informatica per studenti diplomati, nell’ottica di aiutarli a scrivere un curriculum, utilizzando dei computer donati dall’Italia.Questa è una dimostrazione dell’importanza degli aiuti dal nostro Paese.
Più che la sensazione di aver dato un contributo, quello che ci rimane dentro è la convinzione di aver imparato una lezione importante. Forse un po’ ingenuamente, come tutti quelli che come noi decidono di fare un’esperienza di volontariato, prima di partire ci immaginiamo di andare a “cambiare il mondo”. Alla fine abbiamo dovuto fare i conti con i pochi mezzi disponibili, le risorse limitate e la mancanza di un sistema statale di supporto. Metterci nei panni di chi vive in Africa, accontentandosi di tirare avanti nel miglior modo possibile, è stata una grande lezione di umiltà.
In varie occasioni ci è stato chiesto se secondo noi i bambini di St. Christopher’s avevano tratto vantaggio dalla presenza di volontari e se ne sarebbero seguiti altri. Se,da un punto di vista materiale, a St. Christopher’s non manca nulla, sicuramente la presenza di due adulti in più ha significato una maggiore attenzione nei loro confronti, cercando di supplire alla mancanza delle loro famiglie.
Ci auguriamo che il Mais continui a dare l’opportunità ad altre persone di fare la nostra stessa esperienza, perché fare i compiti, organizzare giochi o portare i ragazzi in piscina sono tutte cose importanti, ma dare dell’affetto sincero e cercare di farli sentire meno soli, lo sono ancora di più!!!
Tutto questo è avvenuto in modo naturale dato che i bambini ci hanno fin da subito conquistate con il loro amore e le mille attenzioni nei nostri confronti. Lasciare St. Christopher’s è stato come lasciare una famiglia che per sei mesi ci ha accolto e con la quale abbiamo condiviso ogni momento della nostra esperienza.

Adriana e Chiara


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