IL PICCOLO ANDREAS

Eveline e Andréas hanno sei figli. Abitano a Fianarantsoa, centro sud dell'immenso Madagascar. Lui è un ciclista, nel senso che ha una bancarella e qualche attrezzo al margine di una strada di terra rossa in una delle più grandi città del paese. Eveline ha sei figli, e questo basta e avanza come lavoro. La famiglia vive in quella che in Italia chiameremmo "villetta unifamiliare a due piani": due piccole stanze collegate da una scaletta di legno a pioli. La casa è in mattoni di argilla essiccati al sole e ricoperti di terra rossa. E' scontato che il bagno, la luce elettrica e l' acqua corrente non ci siano. Solo pochi in questo paese possono permetterselo. I bambini, tutti maschi, hanno tra i 2 e i 15 anni. Tutti vanno o andranno a scuola non appena compiranno i 5 anni, cosa rara per una famiglia malgascia. Quando arriviamo tutti ci stanno aspettando emozionati davanti a casa,
ci fanno sedere attorno a un piccolo tavolo in legno. Si comincia parlare, l'emozione è tanta, qualche parola in francese, ma dopo pochi minuti François si prende l'incarico di tradurre, è più semplice.
In tutto siamo in dodici, oltre a noi due e alla famiglia ci sono Frère Joseph e Jean François, sono i responsabili del MAIS in Madagascar. Il primo coordina le adozioni a Fianarantsoa, è lui che ha organizzato il nostro incontro con la famiglia Rainilahimampiandra. François invece vive ad Antsirabe, 300Km e cinque ore più a nord di Fianarantsoa, con 19 bambini che ospita per dargli la possibilità di andare a scuola in città; molti di loro sono adottati a distanza da famiglie italiane. E' stato lui ad accoglierci all'aereoporto, ad ospitarci nella propria casa, a portarci fino a Fianarantsoa. E in più ci ha introdotto al Madagascar, alla cultura e ai problemi di questo posto stupendo e terribile allo stesso tempo. Senza di lui ci saremmo sentiti persi, ma più importante, senza di lui molti di quei bambini non avrebbero possibilità. Insomma, un angelo.
Andréas ci ringrazia a nome di tutta la famiglia, dice che è un onore per lui ospitarci nella loro casa. Non ci siamo mai sentiti così importanti. E' commovente. Abbiamo portato un piccolo regalo per Paul, il bambino che la nostra famiglia ha adottato. Ha otto anni, la tuta che gli abbiamo comprato in Italia dovrebbe essere per un bambino della sua età, ma in realtà la indosserà il fratello maggiore che di anni ne ha 15. I bambini malgasci sono molto più minuti di quelli italiani. Diventerà poi il vestito di tutti i sei fratelli mano a mano che cresceranno.
Ci mostrano orgogliosi le pagelle dei bambini, ci fanno notare che Paul è il più bravo della sua classe in tutte le materie.
Arriva il momento delle foto, ne facciamo tantissime con la nostra macchina digitale, ma vogliono ad ogni costo regalarci una delle pochissime loro foto di famiglia, scattata in occasione della cresima del fratello maggiore. Anche quest' episodio ci commuove.
Dobbiamo partire, siamo in Madagascar anche come turisti. Ci salutiamo. Per Andréas è ancora l' occasione di ricordarci che ad ogni costo farà studiare tutti i suoi figli. Per il MAIS questo è molto importante, senza una volontà concreta dei genitori, ogni aiuto economico sarebbe vano. François ci spiega che prima di far partecipare un bambino al programma di adozione, il MAIS verifica non solo che il bambino dimostri interesse allo studio, ma anche che la famiglia sia disposta a sostenerlo in questo percorso.
Non è raro che si preferisca un aiuto nei campi ad un figlio diplomato. Ancora più triste è la condizione di quei bambini costretti a mendicare per la strada: i turisti si commuovono facilmente di fronte ad un bambino vestito di stracci. E per una famiglia disperata, questo è redditizio.
Ce ne andiamo sul fuoristrada che con gli sforzi del MAIS si è riusciti a comprare.
Un mezzo di questo tipo è fondamentale per spostarsi sulle strade di terra del Madagascar, solo così François può andare a prendere i bambini che ospita in casa, a 45 Km da Antsirabe, ma in fondo a una strada che impegna cinque ore di guida.
E' uno dei grandi problemi di questo Paese. Gli spostamenti. Più avanti nel nostro viaggio, nell'estremo sud, abbiamo conosciuto un villaggio i cui bambini si fermano tutti alla quinta elementare. Le scuole medie più vicine sono a due giorni di cammino, e durante la stagione delle piogge (sei mesi l'anno) lungo la strada c'è il concreto rischio di finire vittima di un coccodrillo.
Il sistema nazionale di assistenza sanitaria è afflitto da difficoltà ancora più gravi. La guida turistica che abbiamo comprato in Italia al capitolo "problemi di salute" scrive "è meglio tornare in Italia per qualunque cosa". I generi di soccorso essenziali sono praticamente introvabili e solo nella capitale esistono ospedali veri e propri, ma anche qui si possono effettuare solo le operazioni chirurgiche più elementari. Ma Antananarivo è raggiungibile in non meno di due o tre giorni di pullman dalla maggior parte delle città del paese, e sono pochi i malgasci che possono permettersi di pagare il viaggio.
Il flagello della malaria colpisce in Madagascar con una violenza che ha eguali solamente in alcune aree dell'Africa sub-sahariana e in poche zone dell'Asia tropicale. E come contorno a questo quadro di difficoltà umane, le risorse naturali rinnovabili del Madagascar si stanno esaurendo. L'immensa isola rossa un tempo ricoperta dalle foreste tra le più belle del pianeta oggi è un paese quasi completamente disboscato. La gente qui infatti cucina solo con il carbone di legna, ricavato a partire da quelle che un giorno erano appunto le foreste. Ci ha detto François che le donne, anche nelle città, sono restie a passare ai fornelli a gas; sebbene questo rappresenterebbe un enorme risparmio in tempo e fatica. Aggiungiamo noi che è una delle speranze che restano di fermare la deforestazione. Abbiamo provato a percorrere il tragitto Mahajanga - Antananarivo: 600 Km di colline oggi secche, incise dai solchi dell'erosione e spesso, come ulteriore offesa, incendiate per mano dell'uomo. Ancora molti sono i malgasci che incendiano il terreno che poi andranno a coltivare, senza porsi il problema di controllare l'espansione del fuoco che hanno acceso. Un sistema che poteva essere sostenibile dall'ambiente fino a qualche centinaio di anni fa, quando la popolazione era veramente esigua. Ma oggi in Madagascar vivono 16 milioni di persone, e la popolazione come in molti paesi del terzo mondo tenderà a raddoppiare in pochi decenni.
Insomma, di fronte a questi enormi problemi ci siamo un po' spaventati e sentiti davvero piccoli e impotenti; ma torniamo a casa arricchiti del tesoro che una così straordinaria esperienza umana ci ha lasciato.
Un grazie a François e a tutti i malgasci che abbiamo incontrato nel nostro viaggio.
Elena e Michelangelo

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