Mais onlus notizie - Gennaio Febbraio Marzo 2011, anno XXIII


SALUTO DEL PRESIDENTE

Presidente Mais onlus
Cari Amici
Quest’anno lo iniziamo con un grande e positivo cambiamento nella nostra Associazione, così come vi avevamo preannunciato nel precedente numero di Mais onlus notizie: abbiamo cambiato la sede vecchia con una nuova sede molto più centrale e molto più ampia, questo ci consentirà di poter effettuare tutte le attività connesse direttamente nei nostri locali, compresa l’assemblea.
La nostra nuova sede si trova presso la Stazione Termini, in piazza Manfredo Fanti al n. 30, un posto raggiungibile da tutta Roma con facilità ed anche i nostri sostenitori provenienti da fuori Roma potranno raggiungerci più rapidamente, tutto questo grazie alla disponibilità ed alla sensibilità della dirigenza della Banca d’Italia.
Però purtroppo le informazioni non sono tutte positive. In questo periodo di crisi economica diverse persone non hanno più la possibilità di continuare il loro sostegno ai ragazzi, e, come sapete, la nostra Associazione non li esclude dal progetto in quanto il nostro scopo è di continuare a sostenerli fino a che continuano a studiare; quindi finché non troviamo un nuovo sostenitore continuiamo a pagare con i fondi che ricaviamo dalle vendite delle agende, calendari, cesti e mercatini vari che realizziamo grazie ai tanti volontari, che ringrazio tantissimo per la loro costanza.
Per questo motivo lancio questo invito a darci una mano a diffondere i nostri progetti di sostegno a distanza ed a promuovere le nostre iniziative di auto sostegno, perché con il vostro aiuto riusciremo a fare molto di più per questi nostri ragazzi che hanno avuto la sfortuna di nascere nel posto sbagliato del mondo.
Un grazie da parte di tutti noi del Mais onlus
               
Modesto Sorrentino
Presidente Mais onlus                                          
LETTERE

MADAGASCAR

Lydia
Questa è la bella testimonianza di Lydia, una giovane mamma di Antsirabe in cerca di lavoro, che ha sottoscritto un contratto come collaboratrice domestica in Libano(*) ma, come molte altre donne del Madagascar, del Pakistan o delle Filippine, ha capito ben presto di trovarsi in una situazione di quasi schiavitù e solo grazie all’impegno di Jean François e dei suoi amici è riuscita a tornare a casa e a inventarsi un nuovo futuro.
Abbiamo rivolto a Lydia alcune domande per sapere qualcosa di più sulla sua esperienza di lavoro in Libano. Eravamo un po’ titubanti all’inizio, per il timore che il nostro potesse sembrare solo un atteggiamento indiscreto, ma Lydia ha compreso bene i nostri sentimenti e ha accettato di rispondere con molto entusiasmo.


Vi ringrazio per il vostro interesse e per il vostro affetto. Volete conoscere la storia della mia vita personale e la ragione per la quale sono arrivata a questo mio racconto. Sono pronta a raccontarvi e a farvi conoscere tutto quello che volete sapere. Sono contenta anche perché se qualcuno pensa che quello che ho fatto è una follia, credo che il destino sia così.

Come sei stata contattata dall’agenzia e da dove nasce l’idea di partire?
Era da tempo che avevo un’amica che si occupava di mandare delle persone a lavorare nelle Isole Seychelles. Anch’io volevo andarci, perché stavo cercando un lavoro e inoltre non sopportavo più una storia d’amore che stavo vivendo qui in Madagascar. E’ stata quest’ amica che mi ha indirizzato verso l’Agenzia che invia le donne a lavorare in Libano. Ero tristissima e ho accettato di partire. Era un venerdì e ci siamo procurati i documenti necessari. Il giorno dopo, sabato, hanno mandato i miei documenti via internet in Libano. Mi sono stupita perché il lunedì stesso mi hanno avvisato che ero stata accettata e che dovevo partire la settimana seguente. Il venerdì mi hanno chiamata da Antananarivo, mi hanno detto di non portare dei bagagli pesanti, solo abiti leggeri perché il resto sarebbe stato fornito dall’Agenzia. Sono andata a Tana la domenica per firmare il contratto. Non me l’hanno spiegato e non l’ho letto. Mi hanno detto che partivo solo per lavorare. Ho portato comunque un po’ di roba con me.Il lunedì verso le quattro del mattino siamo andati all’aeroporto, abbiamo firmato altre lettere e pratiche aeroportuali. Eravamo in sei in partenza per il Libano. Non ci conoscevamo, era il nostro primo contatto tra noi. L’aereo è decollato alle sei del mattino.

Com’è stato il viaggio?
Eravamo sedute tutte e sei le une accanto alle altre. Eravamo tutte zitte e abbiamo pianto per una mezzora. Alla fine, stanche di piangere, ci siamo addormentate. Era ancora buio. Quando ci hanno offerto da mangiare non avevamo molto appetito.Dopo ho chiesto alle due ragazze vicino a me la ragione per la quale avevano deciso di partire per il Libano. Mi hanno raccontato la loro storia. Oltre allo stato di povertà nella quale vivevamo in Madagascar, tutte avevamo un problema comune: vicende di cuore, amore e disperazione come nel mio caso. Per loro il problema era il marito, che ha altre donne e si rivolge alla moglie con parole offensive quando la vede rimanere a casa senza un lavoro. Tante di noi volevano fare qualcosa nella loro vita.Una aveva un bambino di quattro mesi. Suo marito e i suoceri l’hanno cacciata di casa dicendo che non avevano più bisogno di lei perché non serviva a niente.Quando siamo arrivate a Johannesburg erano le dieci del mattino. Non conoscevamo l’aeroporto, non sapevamo come funziona né dove dovevamo andare. Nessuna delle mie compagne conosceva il francese, tantomeno l’inglese. Ho dovuto dirigere il gruppo e ho cominciato a chiedere cosa fare e dove andare. I sudafricani dell’aereoporto, secondo il mio parere, non ci hanno accolto bene. Non ci rispondevano. Stavo ferma lì a chiedere delle informazioni. Alla fine una donna ci ha mostrato una freccetta e ci ha detto che dovevamo seguire la segnalazione. Arrivate al posto giusto, abbiamo chiesto dov’era il gate di imbarco per Addis Abeba. Sapevamo che il nostro volo da Johannesburg passava da Addis Abeba per terminare a Beirut. Di nuovo nessuno ci dava informazioni giuste, nessuno sembrava sapere niente. Ci hanno detto di aspettare ancora. Siamo rimaste là, era già mezzogiorno. Non sapevamo dove andare né cosa fare. Le mie compagne erano sedute tranquillamente mentre io cercavo di avere le informazioni necessarie. Alla fine si è avvicinato un sudafricano molto alto e ci ha chiesto perché eravamo sempre lì ad aspettare. Gliel’ho spiegato, poi lui ci ha accompagnato fino all’imbarco e ci ha spiegato cosa fare. Ci sentivamo più sicure. Poi abbiamo pianto di nuovo tutte insieme. Ci siamo guardate e abbiamo cominciato a sorridere. Ci siamo anche chieste perché piangevamo. Ridevamo con le lacrime agli occhi. Poi abbiamo cominciato a raccontarci le nostre storie personali. Nell’ascoltarci, ci sembrava di conoscerci da tempo. Non abbiamo mangiato né bevuto, non siamo neanche andate al bagno perché non sapevamo niente di niente di un aeroporto.Abbiamo preso il volo alle diciotto da Johannesburg per Addis Abeba, dopo una giornata persa all’aeroporto di Johannesburg. Una volta ad Addis Abeba, abbiamo preso subito il collegamento per Beirut.

Cosa è successo quando sei arrivata a Beirut?
A Beirut ci hanno fatto riempire una scheda e ci hanno fatto entrare in una grande aula. Eravamo ventisei ragazze di diverse nazionalità. Ogni gruppo parlava la sua lingua. Non ci capivamo. Non potevamo uscire dalla stanza per nessun motivo. Eravamo sotto il controllo della polizia libanese, chiuse a chiave fino al momento in cui i nostri rispettivi padroni non fossero venuti a prenderci.
Ogni volta che una ragazza partiva con i suoi datori di lavoro, ci facevamo un cenno di congedo con le mani.Poi è toccato a me. Sono uscita. Erano venuti a cercarmi un uomo e una donna. Prima mi hanno portato in un’agenzia per presentarmi, poi direttamente in ospedale per fare delle analisi e una radiografia. Quindi mi hanno fatto una vaccinazione contro la tubercolosi e finalmente siamo andati a casa loro.Il primo giorno del mio arrivo mi hanno fatto riposare. Mi hanno dato il tempo di dormire. Mi hanno detto che ero stanca del viaggio e che dopo la vaccinazione dovevo riposarmi. Il secondo giorno mi hanno portato dai loro familiari vicino al confine con Israele, dove hanno fatto una festa per ricevermi. C’erano anche altre tre ragazze malgasce che lavoravano con altri membri della loro famiglia e che erano arrivate prima di me. Era il tempo di Ramadan. Loro sono musulmani.

Quali erano i tuoi compiti nella casa dove lavoravi?
Quattro giorni dopo il mio arrivo siamo rientrati a Beirut e mi hanno mostrato il lavoro da fare. Mi alzavo alle sei del mattino per cominciare il lavoro casalingo. Dovevo lavare tutte le stanze: si comincia dalla terrazza, il corridoio, la cucina, le stanze dove giocano i bambini, il bagno, la doccia, poi il magazzino, l’ufficio del padrone di casa, la camera da letto dei padroni, la loro doccia e il bagno. Per finire si lava il salone. Poi ogni tanto pulivo anche la cucina e lavavo tutti i vetri. Mi alzavo sempre presto per pulire e lavare tutto quello che potevo. Alle otto sospendevo il mio lavoro di pulizie per preparare il caffè e la colazione al padrone di casa. Continuavo poi il lavoro fino a che non si alzavano i bambini e preparavo la colazione anche a loro, mettendo a bollire il latte o quello che serviva, a loro scelta. Poi ricominciavo a pulire.
Tutte le stanze erano da lavare con molta acqua e da asciugare benissimo, i mobili erano da spostare per pulire meglio nei punti nascosti e poi erano da rimettere al loro posto.Cominciavo a pulire alle sei del mattino e lavoravo fino alle sette di sera. Non mi fermavo neanche un momento. Poi stiravo i vestiti. Andavo a letto a mezzanotte. Di solito uscivano la sera per andare a far visita ai loro parenti. Se nessuno veniva a trovarli erano loro ad uscire. Ogni sera era così. Poi c’erano sempre delle cose da lavare.

Come ti hanno trattato?
Mi hanno lasciato fare il mio lavoro e mi hanno lasciato mangiare tutto quello che volevo. Alcune cose non erano del tutto chiare per me. La signora non poteva interferire in quello che facevo. Se doveva rivolgermi la parola a proposito del lavoro o perché c’era qualcosa che non le piaceva, doveva prima parlare col marito, quasi a chiedergli il permesso. Quando andavamo a fare la spesa mi lasciava sempre da sola con lui e lei andava in un altro corridoio del supermercato. Toccava a me e a suo marito scegliere le cose da acquistare. Cucinavo con lui e, quando non era al lavoro, mi aiutava in alcuni lavori di casa. Nelle riunioni di famiglia, quando erano presenti tutte le altre donne di servizio malgasce, dovevo mangiare separatamente da loro. Tutti gli uomini, fratelli del padrone di casa, mi trattavano bene, ma le loro mogli invece mi manifestavano comportamenti strani. Non ci capivo niente. Mi hanno promesso tante cose. Mi hanno promesso anche una casa e una macchina.

C’erano dei divieti che dovevi rispettare?
Non era permesso uscire di casa. Quando uscivano mi chiudevano a chiave. Mi hanno tolto il passaporto il primo giorno che sono arrivata. Non mi era permesso portare vestiti senza maniche, né gonne che mostrassero le gambe. Non potevo indirizzare la parola ad altri uomini al di fuori del padrone di casa.
Come sei rientrata in Madagascar?Non sapevo perché le mie mani e i miei piedi si erano gonfiati e mi davano un dolore terribile. Mi chiedevo se era a causa del lavoro duro, della stanchezza o a causa di un’allergia ai detergenti usati per pulire la casa. Jean François ed io all’inizio ci chiamavamo spesso al telefono. Non gli ho nascosto quello che stavo vivendo a Beirut. E’ stato lui a dirmi di rientrare in Madagascar e lui che ha cercato i mezzi per farmi rientrare. E’ stata una lotta dura. Alla fine dal Libano non c’ era neanche più permesso comunicare per telefono. François è andato all’Agenzia che mi ha assunta, ma hanno rifiutato di metterlo in contatto con me.Gli hanno detto di trovare 4.500 Usd in poco tempo per farmi uscire da Beirut altrimenti il mio caso era perso e non mi avrebbero fatto più uscire dal Libano. Non sapevo come avrebbe fatto François per trovare quel denaro. Lui doveva pagare. (ndt: François è riuscito a raccogliere la somma necessaria anche grazie ad un gruppo di amici italiani capitanati da Gianluigi) Quando sono rientrata in Madagascar non mi hanno dato il mio stipendio. Sono rientrata dopo un mese di lavoro senza nessun compenso. L’Agenzia mi ha restituito solo 20 Usd per le pratiche aeroportuali.

Lydia2
Quando e come ti è venuta l’idea di mettere in piedi il gruppo delle merende? A chi ti sei rivolta?

Eravamo in due a cominciare il lavoro delle merende e delle frittelle. Era solo una prova. Ci siamo detti: ripartiamo dalla nostra infanzia, quando eravamo piccole e vendevamo delle cose per guadagnare qualche spicciolo per noi. Perché non facciamo la stessa cosa ora che siamo grandi? Quando abbiamo visto che andava bene, allora abbiamo chiamato altre persone per unirsi a noi. Non ho chiesto a nessuno come si fa a portare avanti un lavoro di questo tipo, ho cominciato subito. François ci ha visto lavorare, è stato lui a dirci di organizzarci meglio quando ne abbiamo parlato. E’ stato lui a propormi di chiamare altre persone ed io ho chiamato le ragazze che lavoravano con me quando ero dipendente di una multinazionale.Ho chiamato le mie ex colleghe e ho mostrato loro come si fanno le merende e le frittelle. Abbiamo cominciato così.
Cos’è che ti soddisfa di più di questa attività? Mi soddisfa moltissimo sentire dai colleghi che tramite questo lavoro la loro vita è cambiata. Hanno potuto acquistare da mangiare, acquistare dei vestiti, soddisfare alcuni dei loro bisogni di ogni giorno. Il nostro luogo di lavoro è diventato un luogo di condivisione. Mangiamo insieme a pranzo. Mia mamma prepara da mangiare per tutti noi. Condividiamo anche i problemi familiari, parlandone.

Quanti siete a lavorare?
Siamo in nove a lavorare insieme. Uno ha smesso di lavorare una settimana fa. Ha detto che il lavoro è troppo duro e si stanca moltissimo ad andare a vendere i prodotti in bicicletta. Un altro ha avuto un incidente stradale fuori dell’orario di lavoro. E’ stato ricoverato all’ospedale. Ci siamo ritrovati senza quelli che fanno la vendita da un giorno all’altro.

Come si svolge la vostra giornata? 
Arriviamo al posto di lavoro alle 7,30. Alle 8 Mamisoa e Tiana escono per vendere i prodotti. Rientrano alle tre o alle quattro del pomeriggio. Tutti quelli che rimangono al laboratorio per lavorare vanno a trasportare i prodotti nelle scuole, poi altri friggono, fanno le buste, impastano la farina. Ognuno conosce il suo lavoro e lo fa con piacere.
Cosa pensa la tua famiglia di questo lavoro? Mio padre e mia madre sono contentissimi. Mio padre partecipa al nostro lavoro. Dal mattino alla sera sta con il gruppo e aiuta. E’ pensionato quindi ci lavora volentieri. Si occupa soprattutto delle arachidi e le frigge pure.Mia madre cuoce per il gruppo. Anche lei si diverte a stare con noi.Io, da parte mia, sono contentissima e sto cercando ancora delle cose da fare o da inventare. Sì, è vero che ci sono tante difficoltà da superare però mi sento sempre pronta ad andare avanti.
Vivere è una lotta continua, bisogna essere pronti a fronteggiare le sorprese della vita.

da Osservatorio Iraq, 1 febbraio 2010, di Carlo M.Miele:
Attualmente - stando alle stime più accreditate - in Libano vi sono 200 mila lavoratrici straniere impegnate come domestiche. Per lo più provengono da Filippine, Sri Lanka, Etiopia e Madagascar.
Di recente Human Rights Watch ha denunciato la carente legislazione sul lavoro in vigore in Libano, che consente di commettere impunemente abusi e violenze sugli impiegati immigrati. Secondo l'organizzazione internazionale, in media un lavoratore straniero a settimana si suicida in Libano a causa delle inumane condizioni di lavoro cui è sottoposto, tra cui orari di lavoro massacranti, mancato pagamento di contributi e restrizioni alla libertà.www.osservatorioiraq.it



BRASILE

Rio de Janeiro Momenti di studio e di vita quotidiana nelle lettere dei nostri ragazzi di Rio

Nova Iguaçu. 1/12/2010

Salve, cari amici!!
Spero che questa lettera vi trovi in pace ed in salute.
Qui a Rio stiamo passando un periodo veramente di tensione. La polizia sta tentando di chiudere con il traffico della droga che avviene in una delle maggiori favelas che qui esistono, cioè il complesso denominato Alemao (Tedesco). Questo è costituito da varie comunità riunite in una medesima località.    Siamo praticamente come degli ostaggi chiusi nelle nostre case, perché sono stati fatti vari attentati, come bruciare auto private e mezzi pubblici, tutto nell’intento di oltraggiare e osteggiare le autorità dello Stato.    Anche qui nella Baixada abbiamo paura di attacchi; nella scuole l’orario delle lezioni è stato ridotto e nell’Università Rurale alcune lezioni sono state sospese. Per fortuna dopo una settimana di tensione, le cose sembrano cominciare a ridiventare più tranquille.    Con questo tipo di avvenimenti è l’immagine della città quella che ne soffre di più, specie ora in fine d’anno quando persone da tutto il mondo verranno qui per le feste che ci saranno..    Bene. Io il 4 settembre mi sono laureata! E’ stata una cerimonia molto bella nella quale mi sono emozionata, come è giusto accada ad una giovane che si sta laureando. Un film è scorso nella mia mente: come veloce sia trascorso il tempo dal primo giorno che sono entrata nell’aula ad oggi; di come ho iniziato a partecipare al gruppo dell’ACNM, di come sono stata accolta, degli incontri cui ho preso parte; dell’aver iniziato il mio tirocinio presso la segreteria dell’Università (ed è stato proprio grazie a questo tirocinio che poi sono stata assunta a contratto nella Segreteria). E, ancora, tutte le difficoltà incontrate nel preparare la mia tesi. Infine, ogni avvenimento si giustificato con la conclusione di questo momentoLa festa che è seguita, è stato un incontro di fraternizzazione e di gioia con gli amici ed i familiari. Tante le foto scattate che mi ricorderanno per sempre, in futuro, questo avvenimento.
Pensate, io già ho la nostalgia delle persone con cui sono stata in aula. Insieme a loro ho trascorso quattro anni e mezzo della mia vita. In quel periodo ho passato più tempo in facoltà che a casa; si è creato perciò con loro un legame affettivo. Spero sia sempre possibile rincontrarsi.    All’inizio del prossimo anno ho intenzione di prendere parte ad un corso di specializzazione, sempre alla Rurale. Vorrei approfondire il tema della religione nella scuola. Fare cioè una ricerca sull’uso che fa il corpo docente della propria credenza religiosa per passarla ai propri allievi.    Il processo selettivo per essere ammessi sta per cominciare – il corso non è a pagamento – ed io spero di riuscire ad ottenerne un posto.    Riguardo alla famiglia, stiamo tutti bene, cosa che altrettanto mi auguro di voi.    In prossimità delle feste natalizie, mia madre, come tutti gli anni, si anima. Prepara gli addobbi, allestisce il presepio, sistema le luci. E’ per lei un’attività gioiosa.    La mia nipotina sta per sostenere gli esami per passare alla 1^ serie. Ha 5 anni e nel prossimo anno inizierà a frequentare la prima serie dell’insegnamento elementare. Per questo passaggio è addirittura euforica! Per tutti noi è una vera grazia, è la gioia della famiglia.!    Mia sorella, che ha trascorso buona parte dell’anno disoccupata, ha finalmente trovato un posto di lavoro presso un’impresa nel ramo petrolifero che ha una base anche nell’Africa del sud. Qui lei è dovuta andare per circa 20 giorni. Ora, sta pure per terminare il suo periodo di studi e laurearsi.    Mio fratello, invece, non ha voluto tentare l’ingresso in una scuola superiore, anche se noi cerchiamo sempre di incentivarlo a continuare gli studi.Facendo un bilancio del 2010, riscontro che è stato un periodo della mia vita in cui ho conseguito molte conquiste.    Auguro che l’anno nuovo in arrivo porti a voi ed ai vostri familiari tante buone realizzazioni.
Sapete cosa conta veramente nella vita? Le buone azioni che riceviamo e che facciamo! Voi vi siete dimostrate persone generose, desiderose di aiutare il vostro prossimo pure se in questo caso il prossimo è così lontano, addirittura al di la dell’oceano.     Io porterò dentro di me per tutta la vita il ricordo della vostra “azione” per me. Le persone altruiste lasciano sempre dei buoni ricordi.                    
Celia Regina Menezes Pereira


Salve Padrini! Tutto bene?
Siamo alla fine dell’anno e spero che questo per voi sia stato proficuo, pieno di nuove conoscenze, crescita e realizzazioni.    Per me, in quest’anno, ho imparato molte cose nuove, non solo in facoltà ma anche cognizioni da utilizzare nella mia vita e raggiungere uno dei miei maggiori sogni: ottenere un posto nel corso di Psicologia in una università pubblica di qualità ed una delle migliori possibili proprio per il mio corso    Ho studiato molto, tante le prove che ho dovuto superare ma, grazie a Dio, in tutte ho preso buoni voti.    
Ho appreso cose nuove non solo in aula, ma nei convegni in cui si è parlato di psicologia, su Internet, sui libri e in incontri con diversi tipi di persone. Ciò mi permetterà in futuro non solo di diventare una buona psicologa ma anche di avere una migliore conoscenza del mondo in cui vivo, in modo che possa interagire con questo da competente.   
Nell’ACNM va tutto ottimamente. Ogni volta che mi capita, vedo quanto è importante rapportarsi con i bambini, tanto che, una volta che mi sarò laureata in Psicologia Clinica, voglio specializzarmi nel settore che tratta con i ragazzi e gli adolescenti.    Riconosco che l’esperienza fatta nell’ACNM mi aiuterà anche nel futuro.   
In casa, grazie a Dio, io e la mia famiglia stiamo bene. Vado in facoltà, aiuto in casa e, in maniera alternata, il giovedì frequento la giovane banda (musicale?n.d.r.) della mia chiesa e, sempre il giovedì, partecipo agli incontri sulla Bibbia.   
La domenica, quando c’è l’incontro o c’è da svolgere dell’attività nell’ACNM, riesco ad andare in chiesa solo la sera.   
Nella misura possibile mi piace anche stare insieme agli amici a divertirmi un po’.   
Di recente sono entrata a far parte di un gruppo di ispirazione cristiana che si è formato in facoltà e che realizza incontri ed eventi.   
Spero presto di darvi altre mie notizie.Grazie per il sostegno che mi date. 
Baci
Danielle Rosa de Oliveira


Miei cari Padrini
È con grande piacere che vi racconto le mie buone novità.
Talvolta penso di non essere il miglior modello di figlioccia, per il fatto di non avervi scritto più lettere di quanto in effetti abbia fatto, ma vi assicuro che vi penso sempre con tanto affetto e riconoscenza.    Sono nel 2° periodo della facoltà e nel 3° modulo del corso di inglese. Tutto questo è passato così rapidamente che sto già praticamente per iniziare il periodo successivo.    Non partecipo più al doposcuola dell’ACNM, perché ho iniziato il tirocinio in una scuola della zona sud di Rio de Janeiro (Ipanema). Sono l’ assistente di una insegnante. Con questo posto ho guadagnato il costo del biglietto per il trasporto sino a casa. Certo, non è molto, ma sono contenta perché questo tirocinio mi sarà di aiuto per la mia futura carriera.
L’altra notizia è che il prossimo 6 dicembre compirò 22 anni. Mi piace festeggiare i compleanni e quest’anno, in particolare, ho molte cose da commemorare: la realizzazione del mio sogno di entrare in una facoltà pubblica, di aver conseguito un buon tirocinio e, ultima novità, è che ho volato. E’ stato un avvenimento magico, la cosa più bella che mi sia accaduta nella vita!!    Al principio dell’anno, avevo comperato una cassettina con il proposito di mettervi da parte tutto il denaro che mi era possibile, per poter fare alla mia festa qualcosa di particolare.    Quando ho scoperto su internet l’offerta a metà prezzo di un volo con Aza Delta, non ho resistito e mi sono prenotata. Poi, sono rimasta ad aspettare che arrivasse il “grande giorno”. Ed in effetti, il 2 dicembre 2010 io ero li che volavo sopra la spiaggia di Pepino/San Corrado, uno dei luoghi più belli di Rio de Janeiro. Un vento meraviglioso batteva sul mio viso, a più di 500 metri di altezza. Da lassù, la visione stupenda del verde della costa e del mare infinito…..Da non credere la mia felicità!!Grazie per tutto, miei cari Padrini, prego e ringrazio Dio ogni giorno per l’opportunità che ho avuta di essere stata accettata da voi e di far parte di questo progetto del MAIS onlus che mi permette di studiare e di sperare in un futuro migliore.
Baci dalla vostra figlioccia                           
Priscilla Rosa da Silva


Valença Marco Chitarrini. Volontario, ottobre 2010

Tolgo le ciabatte che ho ai piedi e rimetto le scarpe che mi riportano di nuovo  velocemente indietro nella  mia dimensione. Un gesto semplice che fatto appena arrivato in aeroporto, acquisisce un significato molto forte. Svesto i panni da Bahiano e rivesto la mia solita vita che per venti giorni avevo  lasciato in valigia insieme a quelle scarpe nere.
La fine del viaggio è sempre la parte più bella, non perché si raggiunge la meta, ma perché ci si ferma a pensare alla strada percorsa ed agli eventi che ci hanno permesso di arrivare fin lì. Si decide un giorno di voler fare un’esperienza nuova, diversa e utile non solo a se stessi. Tramite amici di amici si viene a conoscenza di una organizzazione che nel mondo ha il solo scopo di fare del bene,  e si decide di partire ignari di ciò che succederà, ma con tanta voglia di dare e di ricevere emozioni.
Mi ritrovo quindi catapultato a 8000 chilometri di distanza dalle mie sicurezze, immerso in una nuova vita della durata di tre settimane. In questa mia nuova breve esistenza  incontro persone fantastiche che, giorno dopo giorno, lavorano instancabili per tenere in piedi quella realtà che per anni ha costituito e costituisce ancora un punto di riferimento per centinaia di bambini e giovani di Valença. Molti, ormai adolescenti, li trovi al pomeriggio pronti, di spontanea volontà,  ad  aiutare dove serve e perché no, anche per due chiacchiere in buona compagnia. Tutti in città conoscono il doposcuola e la sua responsabile e presidente Giovina S. . Tutti aiutano la Banca come possono riconoscendone il valore inestimabile che rappresenta per la comunità locale.  Nel Doposcuola i bambini non imparano solo la storia, la geografia e la matematica, i bambini imparano a vivere. Istruzione, disciplina e valori morali vengono trasmessi loro dalle educatrici e da chiunque lavora al progetto. Io cerco di dare una mano come posso stando il più a contatto possibile con i bimbi tra giochi, sport e lezioni di italiano ed inglese.  Anche loro nel loro piccolo sono maestri di vita, e di maestri, in questa nuova avventura, ne ho bisogno.
Le giornate passano tra lezioni in aula, lavoro nella biblioteca pubblica e faccende di tutti i tipi al fianco della responsabile e della sua vice, Giovina e Jailda, che mi rivelano la complessa gestione che si nasconde dietro a questi progetti all’apparenza semplici. Ovviamente non mancano momenti di relax che sfrutto per scoprire le innumerevoli meraviglie del luogo e cercare per quanto possibile di capire questa nuova cultura. Sono partito con l’idea di vivere come un cittadino del Brasile e non come un distaccato osservatore esterno. In pochi giorni vengo coinvolto e mi immergo nella loro quotidianità. Non mi sento uno straniero o un comune turista, ma vivo la giornata come un Bahiano. Subito tutti mi fanno sentire  parte della famiglia e l’iniziale fisiologico smarrimento lascia spazio ad un senso di familiarità e sicurezza. Si continuano a contare i giorni che mancano al rientro, ma ora per il motivo opposto. L’affascinante Brasile insieme alla fantastica esperienza vissuta hanno colpito al cuore, non vorrei più tornare in Italia. Purtroppo devo! Venti giorni sono decisamente troppo, troppo pochi!
Gli unici souvenir che riporto indietro con me sono i ricordi di tanta gioia e tanta voglia di vivere incontrata in un paese afflitto da altrettanti gravi problemi. Lo sguardo diffidente dei bambini il primo giorno che sono arrivato, la foresta, la povertà, la gioia della gente e la loro ospitalità, il cibo, La Banca ed il sostegno che fornisce, il caos della città, il mare, i  suoni colori ed odori completamente nuovi, i paesaggi , strade dossi e buche, i nuovi  amici che ho incontrato, la frutta mangiata, gli abbracci e i sorrisi dei bambini e la canzone cantatami prima di andar via!Questi sono i miei souvenir, ricordi che mi accompagneranno sempre e dovunque andrò. Un giorno quei ricordi li riporterò indietro nel luogo dove sono stati generati … un giorno, spero, non molto lontano.
… AMIGOS PARA SEMPRE …
Marco Chitarrini


SWAZILAND

Pubblichiamo, così come ricevuto, questa specie di “diario di bordo” del Dr. Francesco Panella, responsabile della clinica nello Swaziland, che trasuda entusiasmo per i successi ottenuti e voglia di fare ancora di più in un paese dove stiamo diventando un riferimento importante per la sanità locale. Anche la collaborazione con Medici Senza Frontiere, organizzazione che tutti conoscono e apprezzano e che abitualmente preferisce gestire progetti ed interventi senza partners, è un ulteriore importante riconoscimento che stiamo lavorando molto bene!
p.s. se qualcuno volesse fare un ulteriore piccolo sforzo ed aiutarci nelle gravose spese di gestione, può farlo effettuando un versamento postale o bancario (le coordinate le trovate in 2° pagina) mettendo come causale: “Clinica Swaziland”


5 nov 2010
…allora: e' arrivato il colposcopio, l'ho montato, funziona! Ieri siamo andati a Mbabane ad incontrare i citologi dell'Ospedale per definire la procedura per l'invio e per le risposte del Pap-test. C'e' stata molta disponibilità. Addirittura si sono autoinvitati perchè vogliono venire a vedere i prelievi e le colposcopie.
Abbiamo concordato che qualcuno della Clinica porterà tutti i prelievi di ogni mese (i vetrini, una volta "fissati" possono essere letti anche a settimane di distanza ) e contemporaneamente ritirerà le risposte del mese precedente. Per gli esami istologici sulle biopsie...vedremo. Non mi danno molto affidamento.
Non si può ancora parlare di screening di massa ma intanto riusciamo ad individuare precocemente patologie tumorali, o a rischio di diventarlo, che possono essere trattate in tempo. Abbiamo deciso di informare di questa nuova opportunità anche le donne " opinion leaders" locali.

29 nov 2010
Mercoledì abbiamo riunito le donne più rappresentative e impegnate nel sociale per informarle sui nuovi servizi della Clinica nell'ambito della PREVENZIONE dei tumori genitali (Pap-test e colposcopia ), cosi' come l'ecografo lo e' nella prevenzione di alcune patologie della gravidanza. Abbiamo fatto vedere la sala operatoria e gli apparecchi. Si sono dimostrate molto interessate, hanno ringraziato ed hanno espresso la loro soddisfazione con una serie interminabile di....OHOOOOO. Speriamo che diano buona diffusione alla notizie. Sto preparando, anche su loro richiesta,un brevissimo opuscolo che informi in modo semplice e chiaro sull'importanza del Pap-test.

11 dic 2010
su 767 pazienti visti (in totale, compresi i bambini) il test HIV e' stato proposto a 524. 332 hanno accettato il test, 82 sono risultati sieropositivi ed e'stato loro consigliato di ritornare per i CD4. Solo 28 (34%) sono ritornati per effettuare il test e 24 hanno ritirato la risposta. Meditate gente, meditate! Capito l'importanza di poter effettuare l'esame all'istante, senza lasciare spazio a ulteriori ripensamenti? " catch the flying moment in the flying patient ".
Questa e' la strategia che ora sta prevalendo : dotare i "points-of-care"  - soprattutto quelli piu' periferici -
di questi nuovi prodotti della tecnica che uniscono velocità e affidabilità delle risposte, alla praticità di trasporto (il PIMA pesa 2,5 Kg ed e' circa 35 per 25 cm.) e alla semplice gestibilita' (non hanno  bisogno di reagenti, che poi finiscono o scadono, o di manutenzione ).
Dire al paziente di ritornare significa perderlo.
Un altro test, in questa logica , sta per essere immesso nella clinica e consiste nella diagnosi all'istante della TBC, specie negli HIV positivi e nei pazienti TB resistenti ai farmaci anti TB (anche qui, evitando
viaggi in laboratorio per lo "sputum test", poi ritorni in clinica per la terapia.....)

18 genn. 2011
Da oggi la Clinica puo' offrire un servizio completo: test HIV, conta immediata dei CD4 se sieropositivi,
inizio immediato della terapia con ARV se necessario, consulenza e supporto psicologico, intermediazione con le persone di riferimento scelte dal paziente, educazione ai comportamenti e alle scelte di vita compatibili con le varie situazioni cliniche (questo in collaborazione con l'equipe di MSF che e' qui tre volte alla settimana). Significa evitare ai pazienti, ripensamenti, ritorni per il prelievo e per la risposta, costi dei trasporti e tutti gli altri disagi connessi come le attese, le assenze dal lavoro,ecc.
Devo dire che sono contento perché la Clinica ha fatto un altro passo importante nel campo della prevenzione offrendo un servizio a costo zero per i pazienti.
Dr. Francesco Panella

PROGETTI

BRASILE

Progetto Recife 
Referente: Dorinha Wanderley Maciel
Responsabile: Marina Zampieri
Cari amici, sono passati ormai oltre  ventiquattro anni dai primi passi percorsi dal Progetto Recife, guidato costantemente con grande saggezza dalla nostra instancabile amica Dorinha, affiancata dal marito Antonio. E' stata una strada lunga, non priva di ostacoli e difficoltà, ma i risultati raggiunti ci riempiono di gioia e di orgoglio. Tantissimi i ragazzi aiutati nello studio, tante le mamme aiutate nel lavoro, tanti i miniprogetti realizzati.
Vi invito a leggere queste lettere che i nostri amici brasiliani ci hanno inviato in occasione delle feste natalizie. Tra le righe potrete osservare quanta crescita e quanta maturità raggiunta dai nostri ragazzi,  accompagnati sempre da personale esperto ed entusiasta , nonostante le molte difficoltà.
Attualmente, grazie alla vostra generosità, si lavora con sostegni individuali sia alla Scuola Santa Maria che alla Casa di Accoglienza Ceci Costa, con il Progetto Comunitario che sostiene le strutture dove i ragazzi studiano. In tutte e due le realtà è nato, dal 2007 in poi, il Progetto Classe.  Si tratta di un nuovo percorso di solidarietà, più maturo ed efficace che ci permette di aiutare un maggior numero di bambini.
Quest'anno continuerà una classe di ragazzi grandi alla Scuola Santa Maria e due classi con bambini più piccoli alla Ceci Costa, guidati dagli insegnanti Alexandra e Mauricio.
Innumerevoli sono le attività offerte agli studenti che sicuramente favoriscono un loro migliore sviluppo e quindi un futuro inserimento in una realtà spesso difficile.
Grazie ancora a tutti gli amici del Mais onlus che ci seguono da tanti anni e soprattutto agli amici brasiliani che sanno trasformare queste piccole gocce in grandi cose!!!

Marina Zampieri
responsabile del Progetto Recife



Refettorio
Il refettorio di questa scuola è stato restaurato grazie ai fondi del Prog. Comunitario Recife
Carissimi amici,
Ogni anno che passa, vedendo i bambini che crescono, imparano e si sviluppano avvolti in un clima di amore ed armonia propizio allo sbocciare delle loro potenzialità, cresce la nostra ammirazione e gratitudine verso di voi che da lontano, con fedeltà e totale fiducia nel nostro lavoro siete i primi responsabili di quest’opera!
È noto che il Brasile ha un’economia che tende a stabilizzarsi, ma continuano gravi i problemi nell’aspetto sociale (sono ancora 7,5 milioni di persone in estrema povertà) e l’educazione non riceve l’attenzione e le risorse necessarie per dare spinta ad uno sviluppo sostenibile. Perciò, c’è un aspetto del nostro lavoro che ci da una gioia particolare: la nostra esperienza suscita, in chi ne viene a contatto diretto, non soltanto una nuova speranza nell’educazione, ma anche una nuova energia e piste per rinnovare la sua propria pratica. Soltanto quest’anno abbiamo accolto e potuto influenzare positivamente 160 educatori di circa 70 scuole e 25 città diverse. Hanno partecipato a 2 giorni di formazione durante i quali un pomeriggio era dedicato alla visita della scuola Santa Maria, per verificare nella pratica quello che comunicavamo in teoria. Perciò, come vedete, la vostra generosità non ha effetti positivi soltanto nei nostri 577 allievi e le loro famiglie, ma essi si moltiplicano in tanti posti del nordest, dove gli insegnanti vedono nel nostro agire una via semplice che da un nuovo senso al loro servizio. Come vedete, è impossibile quantificare quanti bambini ed adolescenti poveri del nordest del Brasile sono toccati dal vostro amore!
Sarebbero tantissime le notizie da darvi, la vita è più che intensa!!! La nostra orchestra è oggi un’attività del dopo scuola che riunisce circa 60 allievi che stanno sviluppando i loro talenti mettendoli in comune nelle diverse presentazioni durante l’anno, sia nella scuola stessa che nella comunità in due feste dedicate alle mamme, in un ospedale per malati mentali e in una scuola pubblica nella periferia di Recife, dove i giovani hanno implorato che tornassero presto!
D’altra parte, sono diversi i progetti sviluppati durante l’anno per integrare le attività “accademiche” con la vita: Progetto Mondiale di Calcio 2010; Pace in Famiglia; Vivere Sano; Fiera Letteraria, tra gli altri. Le azioni di solidarietà e difesa dell’ambiente sono anche sempre nell’ordine del giorno: la nostra maggiore sfida oggi è aver la coscienza dell’importanza di amare e rispettare la natura e tutte le forme di vita in essa esistenti. Se non agiamo così, le prossime generazioni non avranno un futuro!

Scuola Santa Maria
Carissimi,
siamo gli allievi della seconda media “A”. Siamo in 28, 13 maschi e 15 femmine.
Facciamo un po’ di chiasso, ma quando si tratta di studiare ci impegniamo. In maggioranza ci piace partecipare, alcuni sono più timidi, altri più sciolti.
Nella nostra classe ci sono due che sono stati bocciati l’anno scorso e quest’anno si stanno impegnando per essere promossi e noi stiamo cercando di aiutarli  perché si sentano capaci.
Nell’ora della merenda alcuni prendono dei giochi educativi, mentre altri preferiscono aggiornarsi a vicenda. In questo momento c’è anche la merenda che è diversa ogni giorno.
Vi ringraziamo di tutto e speriamo che potete continuare a collaborare !
Un saluto a tutti, gli allievi della seconda media

Dei cari amici...
Associazione Mais onlus
Il motivo di questa lettera è per salutarvi, tenervi informati su come va la nostra istituzione e per farvi una richiesta.
Nel corso degli anni la nostra casa ha subito molte trasformazioni, insieme noi e le famiglie dei bambini e degli adolescenti abbiamo cercato di adattarci alle nuove realtà del Paese e della legge.  Il nostro sostegno in passato era l’internato, poi è cambiato per un semi-internato, i ragazzi al compimento del diciottesimo anno lasciavano il progetto e iniziavano il loro cammino della loro vita dove gli era possibile, a volte in casa di qualche parente se gliene restava qualcuno, altre volte con amici e iniziavano qualche lavoretto. Questo li portava lontano dalla realtà in cui erano abituati a vivere, ovvero dalla protezione, cure, adozione, cibo, nel come si dice “casa, cibo e vestiti puliti”, e quando si allontanavano da questo molti vivevano una distorsione e la maggior parte di perdeva in un mondo senza futuro.
Il nuovo direttore del Lar Ceci Costa, e lo aveva già cominciato Lourenço Barros, ex-direttore, ha iniziato ad osservare i danni causati a questi ragazzi e i mutamenti delle leggi. Abbiamo cominciato a vedere che non era allontanandoli dalle loro famiglie e educandoli che gli avremmo potuto garantire il migliore degli aiuti. Il nostro sussidio è quindi diventato “Casa dia” (giornaliero), dove loro restavano tutto il giorno, e uscivano per andare a scuola e il resto della giornata facevano tutte le altre attività e laboratori e a fine giornata ritornavano nelle loro case per vivere la loro realtà, in questo modo erano le istituzioni ad essere i loro referenti.
Nel quotidiano le cose si sono andate modificando e la nostra visione del futuro era che potevamo fare di più e con una maggiore qualità, quindi ancora una volta abbiamo cambiato il sistema passando ad essere una Jornada Ampliada da Escola (giornata scolastica ampliata). Negli orari in cui non stavano a casa stavano con noi. Abbiamo doppiato il numero dei servizi e migliorato la qualità dei laboratori. Ci stiamo adattando alla nuova giornata! 
Bambini che oggi stanno con noi e che crediamo rimarranno fino ai 15 anni, età limite, non sempre restano con noi, alcune volte è necessario che escano dalla comunità, si crea così una certa turnazione nella permanenza al progetto. Per questo stiamo chiedendo il vostro aiuto, nel senso che, le vostre donazioni che oggi sono individuali passino ad essere per le classi nel loro insieme, ossia per la classe A e la classe B.
Oggi abbiamo 4 classi due la mattina e due il pomeriggio guidate da  Alexandra la sezione “A”, e da Mauricio la sezione “B”.
Ma state tranquilli che la nostra unione oggi e fino a quando Dio lo vorrà sarò sempre basata sulla responsabilità, umanità e principalmente amore per questo lavoro in cui degli esseri umani dipendono da noi e insieme conseguiremo cambiare il futuro, anzi a migliorarlo per le famiglie che il Signore ha messo sul nostro cammino, sperando nel suo aiuto e comprensione.
Ci congediamo e vi salutiamo con rispetto e molto affetto.
Maria Paulina de Brito Lucena
Presidente Lar Ceci Costa

Recife dicembre 2010
Forno Nosso Manà
Carissimi,
stiamo arrivando alla conclusione dell’anno e ci nasce spontaneo in cuore rivolgere a voi il nostro più profondo e sincero ringraziamento per tutto quanto abbiamo potuto realizzare grazie alla vostra sensibilità e grande generosità.
 Il riflesso positivo della vostra collaborazione arriva come un’onda a limiti sconfinati, impossibile da quantificare e descrivere. Basti pensare alla Scuola Santa Maria, con i suoi 577 allievi e le rispettive famiglie che diventano di per sè propagatori immediati di una nuova cultura, di un nuovo agire, la cui formazione basata sull’amore e su i valori contribuisce a fare degli allievi uomini nuovi, capaci di diventare veri protagonisti della costruzione di una società rinnovata, oltre che sviluppare dei talenti, come per esempio, imparare la musica, suonare uno strumento musicale, ecc.
In questa linea di educazione e promozione sociale c'è da sottolineare l’impegno del Lar Ceci Costa che per assistere ai 130 bambini conta tantissimo sul vostro generoso contributo. Qui i benefici a favore dei bambini sono immensi: possibilità di un miglioramento nella struttura dell’istituto, nelle attività educative e nella assistenza sociale ai bambini e alla comunità. Si può affermare che il recupero sociale e familiare riflette chiaramente nella comunità. È molto gratificante constatare che la grande maggioranza dei bambini e adolescenti assistiti percorrono una strada di progressi negli studi, di recupero sociale. C’è sì, qualche caso di smarrimento, ma questo non ferma la determinazione dell’istituzione che persegue e concretizza gli obiettivi da oltre settanta anni. Anche i piccoli corsi offerti alle mamme che dà loro la possibilità di aumentare il reddito familiare sono di una grande importanza e riflettono molto positivamente sulla comunità. Tutto questo e molto di più è possibile perché ci siete voi.
La Clinica Sorriso che offre un’assistenza medica e dentistica essenziale  ai bambini della Scuola Santa Maria e alle loro famiglie, oltre che alle persone del paese é senz’altro una realtá importantissima che grazie a collaborazioni come la vostra puó svolgere  questo ruolo di assistenza sociale. Il forno Nosso Maná svolge un’attività importante perché offre il pane e altri prodotti a piccolo prezzo alle realtà vicine, oltre a promuovere piccoli corsi di culinaria per le persone della comunità. Per realizzare i suoi scopi conta anche sugli aiuti esterni come è stato quest’anno per l’acquisto di un frigo e di materiale per un corso per la fabbricazione di dolci.
Siamo certi che tutto questo che si è potuto realizzare per minimizzare le difficoltà sociali è stato possibile soltanto grazie ai vostri aiuti.
Con i nostri più cari saluti,
Dorinha
Nucleo de Solidariedade a Infancia e Juventude


Progetto Valença

Un saluto di fine anno
Cari amici,
vi sto mandando una relazione del lavoro realizzato durante l’ anno 2010. Il doposcuola è frequentato da 114 alunni fra bambini e adolescenti. Quest’anno le lezioni sono iniziate l’8 marzo ed ho avuto il piacere di coordinare questa equipe registrando un significativo miglioramento nelle attività pedagogiche e culturali.
Sono stati fatti microprogetti di riciclo e di lettura extra classe che sono stati molto produttivi per i nostri alunni. Ho potuto contare sull’appoggio dell’equipe che è sempre disposta ad aiutare i bambini e a superare le difficoltà che si sono presentate durante l’anno, come per esempio il mancato invio da parte di alcune delle direzioni delle scuole comunali delle pagelle dei bambini.
Rispetto ai nostri alunni, posso affermare che sono bambini ed adolescenti che hanno bisogno di aiuto pedagogico e di un’attenzione particolare perché la maggior parte dei loro genitori non ha una partecipazione attiva e affettiva con i propri figli e questo danneggia il rendimento scolastico dei ragazzi.
Sappiate che voi padrini siete fondamentali nella crescita pedagogica e sociale di questi bambini. Sin d’ ora, in qualità di Coordinatrice, ringrazio tutti voi per l’affetto e l’appoggio che date ai nostri alunni.
Un grande abbraccio e un 2011 con molta salute e prosperità        
Jailda Santos e Santos
Coordinatrice del doposcuola Valenca

Un'estate particolare
corso di trucco scenicoQuest'anno il doposcuola di Valença in Brasile non chiuderà per la pausa estiva, prevista generalmente dal 21 dicembre fino all'inizio di marzo.
Una bella notizia per i bambini della zona ma anche per i loro genitori che saranno più tranquilli di saperli nelle aule del doposcuola piuttosto che nelle strade della favela.
L'occasione di questa straordinaria apertura è il progetto 'Corsi estivi' finanziato dalla Provincia di Roma che prevede l'attivazione di ben 8 corsi estivi rivolti ai bambini e ai loro genitori.
I corsi sono gratuiti e inizieranno subito dopo le feste natalizie, il 3 gennaio per terminare il 26 febbraio, a qualche giorno dall'apertura delle scuole.
Verranno attivati i corsi di informatica, teatro e trucco scenico, danza, confezione di borse in tessuto, pittura su tessuto, decorazioni con perline e pietre dure, decorazione bisquit, canto.
Gli obiettivi del progetto sono due: da una parte rivolgersi ai bambini per coinvolgerli in attività stimolanti e prevenire rischi e pericoli della favela; dall'altra, fornire ai genitori, che fanno lavori saltuari e spesso lontano da casa e lontano dai loro figli, i mezzi per una formazione professionale di base nella prospettiva di un futuro inserimento nel mondo del lavoro.


SUDAFRICA

Progetto Valença

3°posto al premio Chatwin per letteratura da viaggio
Il video-documentario Casa famiglia Saint Christopher realizzato dal regista Gianmarco Serra che racconta il progetto Yeoville in Sudafrica del Mais onlus, si è classificato al terzo posto del Premio Chatwin, nella sezione Amore senza frontiere – volontariato nel mondo (video).
Nato nel 2001, il festival di viaggio e concorso Premio Chatwin-camminando per il mondo, organizzato sotto l’egida della Regione Liguria, in collaborazione con il Comune di Genova e con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività culturali, è diventato un importante appuntamento per viaggiatori e appassionati di letteratura di viaggio.
http://www.premiochatwin.it/comunciati-stampa.html

Il 20 novembre Maria Grazia Daniele, membro del Consiglio del Mais onlus, ha partecipato alla cerimonia di premiazione del concorso presso il Palazzo Ducale di Genova:
"Il grandissimo salone del Palazzo Ducale, il più bello e grande di Genova, era gremito di giovani. Lo svolgimento prevedeva interviste con le persone vincitrici dei primi premi delle varie sezioni, e in sala sono stati proiettati i loro lavori. Il documentario Casa famiglia Saint Christopher  è stato proiettato per tutta la domenica in una sala del centro storico."


MADAGASCAR
Madagascar in sette giorni e mezzo!
Solo sette giorni e mezzo in Madagascar e siamo tornate a casa con tante di quelle sensazioni e ricordi che ci sembra di esserci state almeno un mese! Scopo del viaggio era quello di fare una verifica attenta, città per città, dello stato attuale dei progetti che Mais Onlus porta avanti ad Antsiranana, Antananarivo, Fianarantsoa e Antsirabe. È stata l’occasione per presentare nuovamente alle famiglie malgasce la nostra attività, spiegando che la nostra non è un’associazione ricca, ma che è formata da famiglie normali che si impegnano a versare una somma mensile destinata all’istruzione di ragazzi svantaggiati, perché credono fermamente che lo studio sia la base su cui si può costruire un futuro migliore. Abbiamo spiegato che nel Mais Onlus, a parte i due impiegati che si occupano della parte amministrativa, lavorano volontari che mettono a disposizione parte del loro tempo e le proprie capacità a titolo del tutto gratuito. Abbiamo fatto presente che la crisi economica che ha coinvolto anche l’Italia rende sempre più difficile trovare nuovi sostenitori e che molte famiglie italiane hanno dovuto rinunciare a malincuore al SaD perché il loro bilancio non lo permetteva più. Per questo è più che mai necessario che tutti, a partire dai Referenti e dalle famiglie, verifichino costantemente che ogni ragazzo destinatario del Sostegno a Distanza ne abbia pieno titolo, altrimenti è opportuno passare l’aiuto ad un altro studente perché la lista d’attesa depositata a Roma è ancora lunga. Abbiamo ribadito i criteri di accesso al SaD: appartenere a famiglie in grave difficoltà economica e avere tanta voglia di studiare. Naturalmente non è obbligatorio arrivare all’Università: Mais Onlus sarà ben felice di impegnarsi a cercare sostenitori sia per chi ha scelto gli studi universitari che per chi ha optato per una formazione diversa, come un corso di formazione professionale, ad esempio. L’incontro con i Referenti è stato anche l’occasione per mettere a confronto i nostri modi di lavorare, condividere dubbi e aspettative, ascoltare punti di vista diversi, osservare realtà immaginate ma mai viste di persona, porsi domande nuove… in una parola: dialogare! Che piacere… “esotico” (passateci il termine) trascorrere una settimana a riflettere sui temi che abbiamo deciso di mettere al centro della nostra vita e poterlo fare in tutta serenità e pacatezza con le persone più direttamente coinvolte nei Progetti di Mais Onlus. Quanto ci è sembrata lontana la sguaiatezza continua, assillante e dannosa della comunicazione televisiva del nostro beneamato Paese! Speriamo davvero che le immagini vi restituiscano almeno una parte delle belle sensazioni che abbiamo provato. Per noi questo viaggio ha significato una ricarica enorme e la conferma che il SaD funziona, mette in moto un meccanismo di fiducia e di maggior consapevolezza che coinvolge spesso tutta la famiglia. Esperienze come quelle della Casa Famiglia Tsinjo Lavitra e della nascente Fattoria Biologica devono poi far riflettere sulle potenzialità che offre il lavorare insieme. Non sempre è facile, anzi forse è proprio questo il punto più delicato e più difficile da affrontare, ma è una proposta che può portare dei grandi vantaggi alla comunità di riferimento. Come ci ha detto una delle contadine incontrate alla Fattoria: “Quella che ci date è una grande possibilità, adesso sta a noi impegnarci perché le cose vadano bene.” Ma subito dopo ha anche aggiunto: “Quando iniziamo?”. Appunto, mettiamoci all’opera, perché di lavoro da fare ce n’è proprio tanto! Le cose possono cambiare mora mora (cioè piano piano in lingua malgascia).
Anna Bartoloni
Responsabile Progetto Madagascar
Loredana Rabellino
Coordinatrice Progetti Mais onlus


INDIA

Come e perchè il progetto cambia...
Cari Amici e Sostenitori,
nell’augurare a tutti un Felice Anno su questo primo numero del Mais onlus Notizie 2011, colgo l’occasione per comunicarvi una decisione importante che ho preso di comune accordo con i colleghi del Mais onlus e con suor Lorenza nel corso degli ultimi mesi. Durante il mio viaggio in India nell’Agosto 2010, ho purtroppo dovuto constatare la sempre alta percentuale di abbandono della scuola da parte di molte ospiti delle case famiglia di Amalapuram e Mogalturu, anche se compensata, nello stesso tempo, da una continua richiesta di accoglienza da parte di molte famiglie desiderose di dare un’istruzione alle proprie figlie. I frequenti abbandoni sono dovuti soprattutto all’impossibilità di alcune ragazze di sopportare la lontananza da casa per vivere nel boarding, oppure dall’obbligo di seguire la famiglia che si trasferisce. La conseguenza di ciò è che ogni anno ci ritroviamo con molte ragazze da sostituire e le frequenti sostituzioni impediscono la continuità del percorso di sostegno che gli sponsor hanno deciso di intraprendere. La notizia dell’abbandono della casa famiglia e quindi della scuola da parte di una ragazza, o di un ragazzo, viene sempre accolta con dispiacere, dal momento che si desidererebbe accompagnare chi si sostiene fino al completamento degli studi. Fermo restando che un ricambio periodico dei ragazzi che si sostengono è comunque fisiologico in qualsiasi progetto, nel caso dell’ India questo problema rischia di causare disaffezione da parte dei sostenitori. Analizzata bene la situazione, siamo giunti quindi alla decisione di trasformare il progetto in questo modo: dal prossimo anno i nuovi sponsor potranno aderire al Mais India ‘’Case Famiglia’’ non più abbinati ad una sola ragazza, bensì sostenendo l’intero gruppo di ospiti di Amalapuram, oppure di Mogalturu, versando la stessa quota annuale. Forse queste novità scontenteranno qualche sostenitore che preferisce orientarsi su progetti che prevedono un rapporto individuale con il ragazzo o la ragazza che si sostiene, ma posso confermare invece che i progetti Mais onlus che già funzionano con le nuove modalità hanno un grande seguito. In particolar modo nel caso del progetto India questo cambiamento sarebbe nettamente migliorativo, dal momento che, oltre a risolvere il problema delle frequenti sostituzioni, si potrebbero finalmente annullare tutte le inevitabili tensioni che spesso si verificano tra le ragazze ospiti nelle case famiglia, alcune ‘’adottate’’ altre no, le quali  sono abituate ad una convivenza molto stretta che presuppone la condivisione di tutto. Tale condivisione è giustissima da un lato, ma  dall’altro penalizza la sfera personale delle ragazze sotto molti aspetti, come per esempio la possibilità di ricevere una lettera, una fotografia, un regalino, semplici gesti d’affetto da parte dei sostenitori, ma ai quali suor Lorenza non può dare seguito per non scatenare delle vere e proprie risse fra le ragazze!! Sostenendo l’intero gruppo si supererebbero quindi i limiti  di un rapporto sostenitore/ragazza che spesso neanche trova riscontro nelle aspettative dello sponsor, che generalmente sono quelle di uno scambio a livello personale. Per concludere, io confido che questa nuova fase del progetto India possa accrescere la consapevolezza di tutti noi circa l’impegno che ci siamo assunti nei confronti dei più deboli e sono anche sicura che la nuova esperienza che stiamo per intraprendere riesca a consolidare ulteriormente il rapporto di fiducia che ci lega ormai da anni. Vi ringrazio di cuore!
Laura Gengarelli
responsabile Mais onlus-India
NEWS

MADAGASCAR
In Madagascar l’abbattimento illegale degli alberi, una piaga purtroppo in tutto il continente, ha avuto un nuovo e inarrestabile boom.
La causa principale di tutto questo è la grave crisi politica che ha colpito l’isola e che ha rimesso in moto il commercio illegale del legame pregiato. Il Madagascar, infatti, è ricco di alberi di palissandro che crescono in aree protette e che viene rivenduto con alti margini di guadagno.Dopo il colpo di stato di Andry Rajoelina nel 2009, in poco tempo sono spariti 20 mila ettari di foresta.
Nonostante le rassicurazioni e le promesse del Presidente, nulla è cambiato e la convinzione è che egli non potrà far nulla per poter cambiare le cose, vista la debolezza e l’instabilità politica del governo
Peace reporter 21-01-2011

ARGENTINA
Situazione difficile e tesa tra Argentina e Gran Bretagna a causa  delle Falklands, Malvinas per gli argentini, protagoniste negli anni 80 della guerra per la sovranità dell’arcipelago.
Oggi la causa è il petrolio che, secondo le aziende petrolifere inglesi , ultima in ordine di tempo è la Desire Petroleum, sostengono che sotto le acque che circondano le isole ci sarebbe tantissimo petrolio.
Nonostante i tanti tentativi fatti per trovare l’oro nero, la compagnia ora ammette il semifallimento delle ultime operazioni di perforazione e il pericolo è che la situazione potrebbe sfuggire dal controllo delle industrie  e, come già avvenuto in passato, passare nelle mani della politica.
Peace reporter 24-01-2011

INDIA
Secondo le autorità dello stato indiano di Chhattisgarh, la Croce Rossa e Medici Senza Frontiere sosterrebbero i ribelli maoisti.
Accusa molto grave e pesante che la Croce Rossa e Martin Sloot, capo della sezione indiana di MSF hanno subito respinto.
Lo stesso Sloot ha affermato che “  il gruppo fornisce l’assistenza sanitaria e le cure alle persone che ne hanno bisogno”.Sembra che i ribelli maoisti  operino in più di due terzi del paese rappresentando, secondo il primo ministro, una minaccia molto pericolosa per il Paese.
Peace reporter 21-01-2011

SUD AFRICA
Ultimissime dal Sud Africa: Nelson Mandela è stato ricoverato d’urgenza in ospedale a Johannesburg per problemi respiratori.
Le condizioni di Mandela, 92 anni, non sembrano comunque gravi anche se da tempo circolano voci di un peggioramento della salute dell’ex leader dell’Anc.
Peace reporter  27-01-2011
SPECIALE DEL MESE

LIBRI

LA FORMA INCERTA DEI SOGNI
di Leonora Sartori

Leonora Sartori, giovane scrittrice trentenne, in questo libro ci racconta la sua infanzia e in particolar modo l’importanza che i “sei cittadini sudafricani di Shaperville “ hanno avuto nella sua  vita da ragazzina .
Leo, così viene chiamata in famiglia, ha 7 anni, un fratellino più piccolo e due genitori molto impegnati politicamente e molto impegnativi sotto il profilo affettivo e familiare.
Il suo più grande desiderio sarebbe quello di avere una famiglia qualunque e soprattutto due genitori “normali”, genitori come tanti altri, simili a quelli dei suoi compagni di scuola.
Le piacerebbe tanto leggere Topolino, avere i suoi miti come Sailor Moon, Ufo robot e invece, purtroppo per lei, viene trascinata continuamente dai genitori alle manifestazioni contro il nucleare, contro la vendita di armi, contro l’ Apartheid sudafricana.
Agli occhi di Leo i suoi genitori combattono delle cause perse!
Nella sua camera c’è un piccolo baule pieno di adesivi ma non sono quelli dei suoi personaggi preferiti, magari!!, Sono invece quelli di Che Guevara, di Nelson Mandela e, soprattutto, troneggia in particolare un adesivo tutto colorato che ritrae cinque uomini e una donna di colore, messi davanti un muro a Shaperville ,piccola città del Sud Africa, il 3 settembre 1984 di fronte a dei militari bianchi.
Quell’adesivo che raffigura queste persone saranno la sua ossessione, il suo tormento, il grande punto interrogativo della sua vita.
Ma proprio per fare chiarezza sulla sua infanzia e non lasciare nulla in sospeso, Leo, diventata ormai una giovane adulta, decide di partire per il Sud Africa e scoprire chi siano realmente i personaggi di quell’adesivo che l’hanno accompagnata e infastidita durante la sua giovinezza.
Così scopre che in quel 3 settembre 1984 tanti abitanti di Sharpeville, tra cui Theresa, Opupa, Rei, Duma, Ja Ja e Francis manifestano contro il console della città perché chiedono un affitto più basso e una vita migliore, più dignitosa e uguale a quella dei bianchi.
Si sono radunati in tanti davanti alla casa dell’uomo più potente della città , stanchi di essere maltrattati, di vivere nella miseria costante, di subire ingiustizie e ,improvvisamente, in tanti hanno detto semplicemente ”Noi non paghiamo più l’affitto, questa terra è nostra.”
Purtroppo il console viene ucciso e i sei di Sharpeville vengono ingiustamente accusati di omicidio e condannati a morte pena che, in seguito, verrà commutata.
In ogni caso in pochi minuti le loro vite verranno distrutte, vite che Leo conoscerà personalmente grazie al suo viaggio in Africa.
Scoprirà così che Ja Ja è appassionato di cinema, Opupa, bravo a golf, riesce a tenere tutto sotto controllo grazie alla profonda conoscenza di sé, Reid che parla con Dio e che “pensa che la vita sia sbagliata”, Teresa decisa a ribellarsi alla sua condizione e che parteciperà alla manifestazione, senza l’appoggio del suo ragazzo, Francis il supercalciatore, Duma un bravo e saggio maestro.
La Sartori dice:” Tutti abbiamo un destino più o meno segnato e tutti i genitori trasmettono qualcosa………. Ma la vita di queste persone, fin dalla nascita è stata dirottata e trasformata da un sistema politico accettato e votato da una minoranza di persone. Non si tratta quindi del caso ma di un progetto preciso basato su presupposti ingiusti, com’era quello dell’apartheid ieri, come ce ne sono tanti oggi.”
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